Le transizioni: quando il vecchio non basta più e il nuovo fa paura
Un viaggio tra le fragilità dei nuovi inizi, per imparare ad abitare l’incertezza e trasformare la paura del cambiamento in una risorsa di crescita.
5/8/20242 min read
Esistono momenti, nella vita di un bambino, di un adolescente o di un giovane adulto, in cui sembra di abitare in una terra di mezzo. È quella fase in cui ciò che funzionava fino a ieri — un modo di studiare, un equilibrio in famiglia, un’idea di se stessi — improvvisamente non basta più. Il "vecchio" è diventato stretto, ma il "nuovo" non è ancora chiaro e, proprio per questo, fa paura.
Nel mio lavoro clinico, chiamo questi momenti transizioni. Non sono semplici cambiamenti, ma veri e propri passaggi evolutivi che scuotono le fondamenta della nostra identità.
Perché il cambiamento spaventa?
La paura che proviamo durante una transizione non è un segno di debolezza, ma un segnale del nostro funzionamento emotivo. Il nostro cervello ama ciò che è prevedibile. Quando ci muoviamo verso l'ignoto — che sia l'inizio di un nuovo ciclo scolastico, la fine di un percorso universitario o il distacco dalle aspettative dei genitori — perdiamo i nostri punti di riferimento.
In quel vuoto tra "chi ero" e "chi sto diventando", è normale sentirsi:
Fragili: come se ogni piccola difficoltà fosse insormontabile.
In colpa: specialmente quando crescere significa differenziarsi dagli altri e fare scelte diverse da quelle che la famiglia si aspetta.
Smarriti: con la sensazione di non avere più una bussola interna.
Abitare l'incertezza
Nella mia pratica, aiuto le persone a capire che non si può saltare questa fase. Non esiste una scorciatoia che ci porti direttamente alla nuova versione di noi stessi senza passare per il dubbio.
Il segreto per affrontare le transizioni non è cancellare la paura, ma imparare ad abitarla. Ecco come possiamo guardare a questi momenti:
Onorare ciò che lasciamo: Ogni passaggio comporta una perdita. È importante darsi il permesso di essere tristi per ciò che finisce, anche se ciò che arriva è desiderato.
Ascoltare il corpo: Spesso il disagio della transizione si manifesta con ansia o blocchi. Invece di combatterli, proviamo a chiederci cosa stanno cercando di proteggere.
Accettare i tempi lenti: La crescita non è una linea retta né una corsa. Ognuno ha il suo ritmo per integrare il nuovo.
Uno spazio per posare lo zaino
Se ti trovi in questa "terra di mezzo", o se vedi tuo figlio lottare con un cambiamento che non riesce a gestire, sappi che non devi per forza avere tutte le risposte subito.
Il mio obiettivo come psicologa è offrirti uno spazio sicuro dove posare lo zaino dei dubbi e della fatica. Insieme, possiamo trasformare quel "nuovo che fa paura" in un orizzonte possibile, scoprendo che proprio in quei momenti di crisi si nascondono le risorse più autentiche per la tua realizzazione.
Crescere significa anche darsi il permesso di essere incerti. E in questa incertezza, io sono qui per camminare accanto a te.
